
Slow Verona
Porta Borsari
La porta monumentale della Verona romana: duemila anni di storia incastonati tra le case e il passeggio del centro.
Momento migliore: Prima mattina, quando il passaggio è più tranquillo
Prima di diventare uno degli scorci più fotografati di Verona, Porta Borsari era il principale ingresso della città romana. Qui la Via Postumia entrava nel decumano massimo e attraversava Verona da ovest a est.
In età romana si chiamava Porta Iovia. Il nome richiamava Giove — Iuppiter — e un tempio dedicato a Giove Lustrale che sorgeva poco fuori dalla porta. La facciata in pietra bianca che vediamo oggi risale al I secolo d.C.: due grandi passaggi al piano terreno e due ordini di finestre disegnano una quinta sorprendentemente leggera.
Il nome attuale arrivò nel Medioevo. I bursarii erano gli addetti alla riscossione dei dazi sulle merci: portavano la borsa e controllavano ciò che entrava e usciva dalla città. Da quella funzione quotidiana nacque “Borsari”.
Fermati un momento prima di attraversarla. Tra negozi, biciclette e passanti, l’antica porta continua a fare esattamente ciò per cui era nata: segnare l’ingresso nel cuore di Verona.
La curiosità di NAGI
Nell’uso veronese tradizionale si dice “Bòrsari”, con l’accento su BO. È un esempio locale di ritrazione dell’accento, cioè dello spostamento dell’accento verso l’inizio della parola: un tratto fonetico riconoscibile nel territorio veronese.
Consiglio NAGI
Guardala prima dal lato di Corso Cavour, dove la facciata si mostra intera, poi attraversa uno dei due fornici e voltati: il passaggio dalla pietra romana alla strada viva del centro è parte della visita.
Corso Porta Borsari · Verona
Vedi su Google MapsFoto: Didier Descouens, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Immagine ridimensionata e convertita in WebP.
Origini romane, Porta Iovia, Via Postumia e bursarii: Visit Verona e Comune di Verona, portale Turismo.
Definizione di ritrazione dell’accento: Enciclopedia Treccani. La pronuncia Bòrsari è presentata come uso veronese tradizionale.
